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Pensieri e parole, un po' di storia.
Quel lunedì, giorno di Pasquetta, del 31 marzo 1282...
Oggi voglio raccontarvi, o meglio ricordarvi, un episodio della nostra storia passata, troppo poco menzionata alle nuove generazioni, che ha cambiato il corso della storia antica della Sicilia. Lo voglio fare, però, a modo mio, come mi è più congeniale, mantenendo intatta la storicità dei fatti principali. Questo fatto di cronaca che mi appresto ad illustrare, nasce per caso. Stavo leggendo un capitolo di “USI E COSTUMI, CREDENZE E PREGIUDIZI DEL POPOLO SICILIANO. RACCOLTI E DESCRITTI DA GIUSEPPE PITRE’” VOLUME PRIMO, pubblicato a Palermo il 19 marzo 1889, quando esattamente nel primo capitolo, intitolato “Il carnevale” si parla delle restrizioni, in bandi senatoriali, degli abusi ai quali si abbandonavano così pazzamente le cosiddette maschere.
E più andavo avanti nella lettura, più lo scritto mi incuriosiva, e mi invitava ad andare avanti…
- A piedi o a cavallo le maschere portavano sempre qualche arma offensiva in mano: una frusta, uno staffile; e nell' andare menavano botte a destra e a sinistra senza guardare a chi ed a come. Era un divertimento più che salato anche come scherzo; figuriamoci come ragione di malevoglienza. Spesso delle nerbate da orbo fioccavano inattese sul postione d'uno spensierato spettatore, e pareggiavano i conti tra due nemici a compimento d'una vendetta lungamente agognata.
Il travestimento era una bella occasione per penetrare impunemente nelle case, e permettersi ciò che né la rigidezza dei costumi del nostro popolo permetteva mai, né la severità delle leggi lasciava mai impunito .
Uno di questi bandi ai tempi del Viceré Ettore Pignatelli Duca di Monteleone (29 dicembre 1519) permette le maschere a piedi o a cavallo a muli senz'armi d'ogni sorta, pena la relegazione o quattro tratti di corda. E chi, avendo armi, li (sic) tirasse fuori, avesse tagliata la mano; e chi ferisse, pena la vita. Con simile proibizione prima, e poi fu fatta anche alle donne ; e perché nessuno pretestasse d'ignorarla ed anticipasse, come soleasi, il travestimento, la si pubblicò qualche mese innanzi il Carnevale (28 nov. 1520), e si ripeté anche con maggiori restrizioni, vietando non pur le armi offensive e difensive ; ma altresì le maschere stesse "; e lo" stracanciarsi in alcuna maniera d'armi: con bastoni, sferze, nervi, cavalcar cavallo, vestirsi dopo l'ave, entrar nelle case ecc. pena di fiorini 1000, o di quattro tratti di corda”.
A questo punto della narrazione voi, attenti lettori ed attente lettrici vi chiederete: ma tutto quanto letto sino ad ora cosa c’entra con il titolo del racconto.
- Quel lunedì, giorno di Pasquetta, del 31 marzo 1282...
Da ora in avanti parla, o meglio racconta Pitré:
-“Di questa disposizione, estesa anche alle donne, do una spiegazione mia, alla quale tengo per le applicazioni che essa può avere.
L'uomo del nostro popolo, che non può, per divieto della Giustizia, portare armi addosso, uscendo « in tempi sospetti con donne, ed essendo in pericolo d'averle trovate addosso, o le butta per terra, o le porge alla donna che ha a lato, la quale, com'è e fu sempre abitudine delle donne siciliane, se le nasconde in seno. In questo senso io saprei spiegarmi la proibizione anche alle donne.
Nella storia del Vespro Siciliano a me non ha potuto mai andar giù che Droghetto, cosciente della esasperazione d'animo dei Palermitani, solo per libidine avesse osato di metter disonestamente le mani addosso alla giovane sposa in presenza dello sposo e di altri uomini, in mezzo a un popolo manesco e fremente per ira mal repressa. Io credo, e creder credo il vero», che la cosa andasse invece diversamente. Il governo angioino avea ordinato il disarmo; e lo avea ordinato perché sapea quali correnti di simpatia fossero tra lui e i Siciliani. Ma i Palermitani, ridotti, come si suol dire, con le spalle al muro, non poteano stare senz'armi; e non allora soltanto, ma sempre, perché, senza le cotidiane provocazioni, senza la sete di vendetta, essi aveano ed hanno sempre l'uso di trovarsi a cavallo (armati). Ecco il 31 marzo 1282, anniversario della consacrazione della chiesa di S. Spirito fuori Palermo. I Palermitani vi andavano numerosissimi e festanti. Era tra essi la coppia di sposi che tutti sappiamo; e certo lo sposo non sarà stato da meno degli altri nel tenersi ben armato. Chi sa, che visto la mala parata, non avrà egli pòrto nascostamente alla sposa l'arme, e la sposa se la sarà nascosta in seno o altrove! La cosa non sarà stata fatta così delicatamente da non accorgersene o da non averne sospetto un soldato angioino; e da qui Droghetto che caccia le mani addosso alla sposa, con quel che segue.
Questo io penso: e se la cosa non è vera, è almeno molto verisimile, perché in tutto conforme all'indole ed alle abitudini del popolino siciliano”-.
Quel giorno passerà alla storia per l’innesco della rivolta contro la “mala segnoria” dei Francesi. E fu una sollevazione popolare sanguinosa che determinò la cacciata dall’Isola di un dominatore straniero particolarmente inviso al popolo siciliano.
È tutto….
Ho lasciato intatte alcune parole del testo, come segno di doveroso rispetto nei confronti dell’intera opera e dell’Autore, a cui noi tutti, ed in particolar modo i siciliani dovremmo dire GRAZIE.
02/04/2023
Carmelo rotolo
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