Del tempo che stenta a passare.
La notte si stende,
pesante come un velo,
e nel silenzio scorrono ombre discrete.
Una torcia si accende,
sfiora i muri,
accarezza i volti addormentati,
poi si spegne nell’aria.
Una voce gentile,
quasi un respiro,
chiede piano:
«Tutto bene?... Problemi?...»
e subito svanisce,
lasciando soltanto l’attesa.
La notte è lunga,
l’alba indugia,
si nasconde oltre l’orizzonte.
Un lamento dignitoso
attraversa il corridoio,
si smorza,
si arrende al silenzio,
rispettoso del sonno dei dolenti.
E allora,
una mano pietosa
accosta la porta,
smorza la luce,
regala un gesto di misericordia:
«Buona notte».
Così, tra ombre e sussurri,
il tempo si consegna a Morfeo,
custode dei sogni,
signore delle tregue.
Carmelo Rotolo
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