Ciò che fu, ciò che sarà.
Tutte le cose create,
prima o poi invecchiano,
lentamente si sbriciolano,
e come polvere fluttuante
si adagiano al suolo,
grigie, senza forma.
A volte il vento le porta via,
altre volte le veste di duro granito.
Così si fanno memoria,
ombre che attraversano i giorni,
tracce di ciò che fu,
che ancora ci trattengono.
Talune sembrano più resistenti:
lottano, agonizzanti si accasciano.
Altre, indifferenti, cedono.
E tutte, alla fine, tornano polvere,
parte di un ciclo che non si spezza,
eco silenziosa di ciò che fu,
seme nascosto di ciò che sarà.
07/03/2023
06/12/2025
Carmelo Rotolo
Nota d’autore
Questa poesia nasce dal silenzio che accompagna il tempo e dal desiderio di dare voce a ciò che si consuma e si trasforma. Le immagini di polvere, ombre e memoria non sono soltanto metafore della caducità, ma anche segni di continuità: ciò che fu non scompare del tutto, ma attraversa i giorni, trattenendoci in un dialogo costante con il passato.
Il titolo Ciò che fu, ciò che sarà racchiude questo movimento: un ponte tra la fine e l’inizio, tra la resa e la rinascita. Ogni cosa, pur cedendo, diventa parte di un ciclo che non si spezza, e in questo ciclo si cela la speranza di un seme che germoglierà.
Bellissima poesia. Bravo Carmelo.
RispondiEliminaGrazie.
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