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Visualizzazione dei post da gennaio, 2026

Tra le ombre di Auschwitz.

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Pensieri e parole, aspettando il giorno della memoria. “Tra le ombre di Auschwitz” Il Giorno della Memoria è un invito a fermarsi. A guardare indietro senza distogliere lo sguardo. A riconoscere che la libertà non è un dono scontato, ma un bene fragile, che può spezzarsi quando la memoria si assottiglia. Ricordare significa custodire. Custodire le storie, i nomi, le vite spezzate. Custodire la dignità umana, perché ciò che è accaduto non possa mai più accadere.  Questo mio contributo al giorno della memoria nasce da un’immagine semplice: un pettirosso che si posa sul filo spinato di Auschwitz. Quel filo spinato è simbolo di oppressione, di annientamento, di disumanità. Il pettirosso, invece, rappresenta la vita che resiste, la speranza che non si arrende, il canto che osa levarsi anche dove il silenzio sembrava definitivo. Il cielo, inizialmente grigio e immobile, si apre lentamente. È un gesto minimo, ma sufficiente a ricordarci che la memoria non è solo dolore: è anche un varco v...

Là dove un tempo volavano le coccinelle.

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LÀ DOVE UN TEMPO VOLAVANO LE COCCINELLE Una volta crescevano papaveri dai petali rossi come il fuoco, e margherite, margherite giganti, altissime, e soffioni, soffioni candidi come cotone appena sbocciato. Volavano le api, api con le zampe cariche di polline, e le farfalle, farfalle di mille colori, leggiadre e fluttuanti tra le spighe di erbe selvatiche e i fiori. Si sentivano i cinguettii, cinguettii di passerotti allegri, in frenesia per i nidi appena costruiti, e il tubare delle tortore che distraeva le lucertole, le lucertole al sole che, attorcigliate, amoreggiavano mordendosi le code. E c’erano i conigli, conigli piccoli come peluche nelle mani di un bambino, docili e morbidi, come docile e morbido era il sole del tramonto che faceva brillare le ali delle mille e mille coccinelle che si attardavano, mentre la sera, di lì a poco, sarebbe arrivata. Oggi non c’erano papaveri dai petali rossi, né margherite, né soffioni candidi come il cotone. Nessuna ape, nessuna farfalla tra i fio...

Nonno Ciccio Storia di un uomo di terra e di guerra.

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NONNO CICCIO STORIA DI UN UOMO DI TERRA E DI GUERRA Ripercorre la vita di Francesco Rotolo, un uomo che ha vissuto in prima persona i passaggi più difficili del secolo scorso, questo racconto di Carmelo Rotolo intitolato "Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra". La narrazione inizia con Cicciu, giovane di Grotte, che viene mandato al fronte tra il 1915 e il 1918. Il testo mostra la realtà delle trincee sul Carso e sull'Isonzo, fatta di fango, freddo, tifo e fame. Al termine del conflitto, il ritorno a casa con un lungo viaggio in treno. Ad aspettarlo a Grotte, nel quartiere "Beddramatri Catina", ci sono la moglie Carmela e la cognata Fofa. Per mantenere la famiglia, Cicciu fa il minatore nella miniera di zolfo di Stretto Covello; un lavoro faticoso e rischioso, svolto in condizioni di oscurità e calore. A causa dell'esplosione anticipata di una mina Francesco perde l'udito, ma nonostante la sordità continua a lavorare e a cresce...