Nonno Ciccio Storia di un uomo di terra e di guerra.

NONNO CICCIO
STORIA DI UN UOMO DI TERRA E DI GUERRA
Ripercorre la vita di Francesco Rotolo, un uomo che ha vissuto in prima persona i passaggi più difficili del secolo scorso, questo racconto di Carmelo Rotolo intitolato "Nonno Ciccio. Storia di un uomo di terra e di guerra". La narrazione inizia con Cicciu, giovane di Grotte, che viene mandato al fronte tra il 1915 e il 1918. Il testo mostra la realtà delle trincee sul Carso e sull'Isonzo, fatta di fango, freddo, tifo e fame. Al termine del conflitto, il ritorno a casa con un lungo viaggio in treno. Ad aspettarlo a Grotte, nel quartiere "Beddramatri Catina", ci sono la moglie Carmela e la cognata Fofa. Per mantenere la famiglia, Cicciu fa il minatore nella miniera di zolfo di Stretto Covello; un lavoro faticoso e rischioso, svolto in condizioni di oscurità e calore. A causa dell'esplosione anticipata di una mina Francesco perde l'udito, ma nonostante la sordità continua a lavorare e a crescere i suoi cinque figli: Lullu, Turiddu, Angelo, Filippo e Lilla. Alla fine degli anni Sessanta Francesco Rotolo riceve un riconoscimento formale dal Comune di Grotte, che gli consegna la Croce di Ferro e il titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto. L'Autore, suo nipote, ha voluto di mettere per iscritto queste memorie per evitare che il tempo ne cancelli le tracce. Il libro si chiude con una riflessione sul valore della gratitudine verso le proprie radici e riporta una poesia, "Le mani della Terra", dedicata alla fatica e alla dignità di chi ha lavorato la terra e vissuto la miniera.
Recensione al racconto di Carmelo Arnone Direttore del Quotidiano Grotte.info
"Nonno Ciccio. 
Storia di un uomo di terra e di guerra" di Carmelo Rotolo

Così si fanno memoria,
ombre che attraversano i giorni,
tracce di ciò che fu,
che ancora ci trattengono.
(Dalla poesia "Ciò che fu, ciò che sarà")

Ogni famiglia custodisce un nome che pesa come una pietra buona.
Il nostro è quello di Ciccio, mio nonno: soldato nella Grande Guerra, minatore nelle viscere di Sicilia, Cavaliere per merito e per destino.
La sua vita è fatta di terra, sudore, fame, risate di bambini e silenzi che parlano più delle parole.
Questo è il suo cammino, raccolto come si raccoglie un'eredità: con rispetto, con amore, con la paura di dimenticare.
Mio nonno si chiamava Cicciu e abitava in un quartiere di Grotte chiamato "La Beddramatri Catina".
Aveva partecipato alla Grande Guerra, mio nonno.
Era partito come tanti giovani siciliani tra il 1915 e il 1918, quando l'Italia mandò al fronte più di quattro milioni di uomini, molti dei quali provenivano dal Sud e non avevano mai lasciato il proprio paese.
E nelle trincee aveva conosciuto ciò che nessun cristiano dovrebbe vedere: il fango fino alle ginocchia, il freddo che tagliava la
pelle, la fame che stringeva lo stomaco come una mano chiusa.
Le trincee del Carso e dell'Isonzo erano profonde ferite nella terra, scavate nella roccia viva, dove i soldati vivevano per settimane senza potersi lavare, dormendo seduti, con i pidocchi addosso e l'odore acre della polvere da sparo che non andava più via. Le malattie erano compagne quotidiane dei soldati: la dissenteria, il tifo, la scabbia, la febbre da trincea. Bastava un sorso d'acqua sporca o una ferita non curata per rischiare la vita.....

Il resto del racconto lo trovate su Grotte.info Quotidiano, o chiedendo direttamente all'autore inviando una richiesta a crotolo@alice.it
https://www.grotte.info/ag/026/Notiziario202601.htm#13.01.26b 



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