Il cappello di tela...
Ho cercato in questi giorni di calura estiva di scrivere un racconto breve, per la prima volta ambientato a Pavia, dove il protagonista, una sorta di moderno Giufa', mette in scena una ironica commedia per attirare a sé, forse, un briciolo di notorietà. In un mondo di pazzia vera o presunta il personaggio si muove tra le principali strade di Pavia, coinvolgendo i passanti in una sorta di caleidoscopico gioco delle parti, dove il protagonista e i passanti fanno la loro parte.
Il cappello di tela.
Angelino Spanò se ne stava fermo immobile seduto su uno sgabellino portatile color verde militare, con la faccia appiccicata all'ampia vetrata del negozio di cappelli che dà su Corso Strada Nuova di Pavia. Da una buona mezzora fissava un cappellino di tela tipo alla pescatora, calcato sopra la testa di un manichino di cartapesta anonimo e senza volto, messo in seconda fila dietro un Borsalino color marrone. La tesa del Borsalino, leggermente curvata all'insù, lasciava un poco di visuale anche agli altri cappelli posti avanti, e una maggiore dignità al cappello di tela meno famoso. Un cappello di tela color crema con una serie di minuscole righe rosse che intersecandosi tra di loro formavano minuscoli quadrati su tutta la superficie. Sul lato destro un nodo quadrato dava una certa importanza al cappellino. Di tanto in tanto Angelino si alzava dallo sgabello, si allontanava dalla vetrata di due passi, tirando indietro le spalle e flettendo la schiena sino a formare un angolo retto quasi perfetto con le gambe, costringendo la gente a spostarsi dal marciapiede alla strada, o ad obbligarli a spintonarlo di lato, con il rischio di fargli perdere l'equilibrio e farlo ruzzolare per terra. Spanò dall'apparente età di sessanta anni, ne dimostrava sicuramente una decina di meno, data dalla magrezza esagerata e da quel modo giovanile nel vestirsi. Nessuno comunque avrebbe messo la mano sul fuoco sull’esatta età, poiché nessuno dei presenti lo conosceva o lo aveva mai visto prima d’ora, se non in questi giorni. Qualcuno dubitava persino del nome e del cognome, se non fosse stato per un tabaccaio della zona, a cui è sembrato di leggere il nome su una cartolina che questo strano individuo, entrato nel suo negozio, aveva comprato scritta e firmata proprio come: Angelino Spanò. Questo è forse l’unico dato certo su Angelino...............
Bello ma proprio bello questo racconto! Personaggio caratterizzato alla perfezione che ti aspetti di incontrare da un momento all'altro per le strade di Pavia. Narrazione dolce-amara, che si presta a più livelli di lettura, ironia mista a dramma esistenziale. Che dire? Bravo dott!!!
RispondiEliminaClaudia
Grazie Claudia bellissima recensione. Carmelo
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