Un brano del racconto * LA SCATOLA VERDE *

È proprio così. Oggi mi accingo a scrivere una storia che ha al suo interno tratti di veridicità, che non ho mai voluto raccontare prima, per uno strano senso di dignitoso pudore che accompagna da sempre l'argomento della morte, e che da bambino, qual era il personaggio principale dei fatti che narrerò, esso era curiosità e paura allo stesso tempo, tipica di un bambino sempre attento alle vicende della vita, con le sue bellezze, le sue brutture, con le nascite e le morti, che la contraddistinguono. Ora, essendo il narratore già in età prossima alla vecchiaia, il fatto può essere raccontato senza alcun timore di mancato rispetto del comune sentire, e quella curiosità e quella paura da fanciullo, adesso è semplice e pura tenerezza dell'anima, che merita di essere raccontato con il sorriso sulle labbra e la leggerezza di una autoironia composta e misurata. 
Ho preso in prestito i nomi dei miei familiari ed il mio, per semplice pigrizia e convenienza, e ai quali chiedo scusa in anticipo, pur sapendo che mi accompagneranno con gioia in questo breve viaggio a metà tra la fantasia e la realtà, che si svolge negli anni Sessanta.
Mamma Pina per tutto il pomeriggio era stata dietro ai fornelli, mescolando di continuo il sugo di pomodoro, con dentro le patate tagliate a grossi pezzi e la salsiccia con il finocchietto già sgrassata, che lentamente sobbolliva. L'odore era forte e pungente. Il vapore della pentola appannava l'ampia vetrata che dà sul balcone, facendo scivolare sui vetri rivoli di striminziti fiumiciattoli, che pian pianino si rifornivano di goccioline, sino a diventare veri e propri fiumi che terminavano il loro percorso sulla base della finestra, in un laghetto mal definito. Aldo appoggiato al termosifone, di tanto in tanto ingannava l'attesa della cena passando il dito sul vetro in uno zig-zag che univa più rapidamente le fini goccioline di condensa aumentando a dismisura la pozza d’acqua sottostante. Francesco era alle prese con il finire i compiti di scuola; ogni tanto si alzava dal tavolo con un pezzetto di pane, lo porgeva a mamma Pina che lo inzuppava nella pentola, e lo restituiva a Francesco che rapidamente lo ingurgitava, incurante dell'ustione che immancabilmente si procurava. Carmelo, seduto sulla sdraio all'ingresso della cucina, tormentava un ramo di Pothos, che più lungo degli altri gli arrivava sin quasi dentro l'orecchio. Papà era in ritardo; era andato al funerale di una persona morta qualche giorno addietro di vecchiaia. << Beato lui, e menomale che qualcuno muore ancora di vecchiaia!>>. Disse il giorno prima, quando venne a sapere che lo zì Gerardo era ritornato alla casa del Signore, come dicono i preti durante la messa del funerale. Nonna Caluzza, seduta vicino alla macchina da cucire, girava i calzini accoppiandoli e arrotolandoli in fagottini tutti uguali, sistemandoli poi sul piano di appoggio della macchina, all’interno di una grossa cesta di vimini. Spesso si girava verso mamma Pina chiedendole, per la decima volta da quando aveva messo sul fornello il sugo: << Pinù ma chi è morto? Pinù di che cosa è morto? Pinù ma era anziano?>> Mamma Pina sconsolata rispondeva esattamente come le altre nove volte: << Ma'.! Era lo zì Gerardo, quello che vendeva per le strade la verdura con l’asino! Non ti ricordi? Passava nella nostra strada tutti i mercoledì mattina con l’asino carico come un carretto, con le bisacce piene, gridando come un dannato: Zucchine, cipolle, cicoria, mazzareddi, facendosi sentire da tutto il quartiere, sino al cimitero. Possibile che non ti ricordi? Ogni volta che "vanniava", "santiavi" dicendo: Che il Signore se lo porti! Con tutto l’asino se lo deve portare! Ecco vedi ti ha accontentata! Ma era anziano ormai, perfino la mula era anziana come lui! Ripeteva mamma Pina, giusto per terminare il discorso. Nonna Caluzza, dal canto suo rispondeva: << Bisogna essere pronti, bisogna essere pronti alla chiamata di Dio! >> Quella frase buttata lì come una litania, per caso, aveva procurato una certa curiosità in Carmelo, che avendola già sentita tante volte, incuriosito, si alzò, girò l’angolo del bancone di servizio della cucina, si avvicinò a mamma Pina e tirandole un angolo del grembiule le chiese:<< Cosa vuol dire la nonna quando dice che bisogna essere pronti alla chiamata di Gesù? >>. Mamma Pina senza dare tante spiegazioni, preoccupata di rimestare il sugo che stava per attaccarsi al fondo della pentola, replicò: <<Tua nonna sono anni che ha tutto pronto e sistemato, e lo sa lei dove tiene le sue cose!>> Non volle aggiungere altro, e lui non chiese altro, ma nella sua testa qualcosa si mise in moto. Quel “solo lei sa dove tiene le cose” gli si conficcò dentro la testa come un tarlo, e come il tarlo si nutre del legno, scavando profonde gallerie internamente all’oggetto colpito, così quella frase iniziò a scavare lentamente tra gli anfratti della sua mente, nutrendo la sua curiosità............

Commenti

  1. Come sempre un bellissimo racconto, introspettivo, evocativo ed emozionante… bravo Carmelo, collega e amico😊
    Patrizia Colombo

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