Continua la magia dell'analisi del mio ultimo libro Kronos e Kairos da parte di un bambino di undici anni che caparbiamente lotta contro un: "Ma non è un libro adatto alla tua età"!
Introduzione storica C’erano un tempo, sulle sponde opposte dello stesso mare, due città che vivevano come sorelle lontane: Selinus Syrakousai. Non erano uguali, e forse proprio per questo si cercavano. Selinus, distesa sulla costa occidentale, respirava il vento delle terre più antiche, dove il sole cadeva lento sulle pietre doriche dei templi. Syrakousai, più a oriente, guardava invece verso l’alba, verso le rotte che portavano a nuove idee, nuovi commerci, nuove speranze. Tra le due città correva il mare, non come un confine, ma come una strada liquida. Le navi lo attraversavano seguendo il ritmo delle stagioni: d’estate veloci, d’inverno prudenti, sempre affidate al capriccio dei venti. I marinai conoscevano ogni insenatura, ogni scoglio, ogni corrente che poteva favorire o tradire il viaggio. Eppure, nonostante la distanza, Selinus e Syrakousai erano unite da un filo invisibile: scambi, alleanze, rivalità, e soprattutto persone che andavano e venivano portando con sé storie, ...
Ritorno in via Madonna delle Grazie Dal viale Madonna delle Grazie, tornai a camminare dopo tanti anni lungo quella strada che avevo lasciato alle spalle da ragazzo. Ogni passo sembrava risvegliare un frammento sopito, come se il tempo, invece di cancellare, avesse solo nascosto sotto la polvere i ricordi più tenaci. Giunto all’altezza di via Giovanni XXIII, mi fermai a guardare la stretta via che saliva verso l’Ecce Homo. Un richiamo forte, intimo, familiare sembrava attirarmi in quei pochi metri d’inizio via, tutt’uno con l’ambiente circostante, in un turbinio di emozioni senza tempo. I colori viola delle azalee da un lato e il giallo caldo dei muri di tufo arenario delle case dall’altro, con la lunga fila di balconi che da entrambi i lati della strada si protendono verso l’interno, sembravano prendermi prepotentemente per mano, guidandomi. Salito all’altezza del numero dieci, vidi che tutte le imposte erano serrate; qua e là zaffi di fili d’erba secca uscivano dai pochi vasi rimasti...
Tutte le cose create, prima o poi invecchiano, lentamente si sbriciolano, e come polvere fluttuante si adagiano al suolo, grigie, senza forma. A volte il vento le porta via, altre volte le veste di duro granito. Così si fanno memoria, ombre che attraversano i giorni, tracce di ciò che fu, che ancora ci trattengono. Talune sembrano più resistenti: lottano, agonizzanti si accasciano. Altre, indifferenti, cedono. E tutte, alla fine, tornano polvere, parte di un ciclo che non si spezza, eco silenziosa di ciò che fu, seme nascosto di ciò che sarà. 07/03/2023 06/12/2025 Carmelo Rotolo Nota d’autore Questa poesia nasce dal silenzio che accompagna il tempo e dal desiderio di dare voce a ciò che si consuma e si trasforma. Le immagini di polvere, ombre e memoria non ...
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