Capodanno da bambini...
Ricordi, solo ricordi...
Ora accadde che tanti anni fa, ma tanti tanti anni fa, vi era l'usanza nei giorni di festa, da parte di noi bambini, di fare visita ai parenti per scambiare gli auguri di rito; auguri di buon Natale zio, auguri di buon Anno zia, auguri di Buona Pasqua nonna. In verità, per noi bambini lo scambio di auguri era un pretesto per arrotondare quella che era già una misera paghetta; termine alquanto moderno, considerando il fatto che negli anni sessanta la paghetta, almeno a casa mia, non era un termine usuale, anzi oserei dire sconosciuto. Quella era la vera festa, ed uno dei modi per onorarla era il giro dei parenti, un vero e proprio rito che iniziava subito la fine della Santa messa, ed esattamente nel momento in cui il sacerdote dava la benedizione solenne ed il saluto: "Andate in pace la messa è finita", e si protraeva sino a mezzogiorno inoltrato. Si sa che nei giorni di festa il cuore è predisposto ad aprirsi così come il borsellino è pronto a schiudere le valve e liberare quelle poche lire messe lì di proposito per quelle occasioni. Almeno questo era il nostro sospetto, come fondato era il sospetto che avevano i parenti nei nostri confronti. Era una sorta di gioco ormai codificato a chi era più furbo. So che vieni e mi faccio trovare pronto! Ma i bambini quando vogliono hanno la mente fine, più degli adulti....
Successe che quel primo gennaio della fine degli anni sessanta io e tutti i fratelli finita la Santa messa ci trovammo d'accordo di andare a salutare la numerosa schiera di parenti, da quelli più vicini sino ai parenti di grado non ben definito, e decidemmo di non andare tutti insieme, come si faceva di solito, ma di andarci separatamente. Ci dividemmo i parenti e la rotazione delle visite che avremmo fatto. Alla fine del giro ci saremmo trovati davanti alla lunga inferriata verde che delimita la strada davanti la nostra casa, ognuno con il proprio ricavato, democraticamente. Li rividi solo a casa. Ora non sto a raccontarvi cosa capitò agli altri fratelli, ma sicuramente la loro avventura alla ricerca di qualche spicciolo fu diversa dalla mia... Suonato il campanello, la zia Ippolita si affaccio' alla piccola finestrella che dava sopra il portone d'ingresso, e con la mano mi fece segno di salire. Salii le strette scale che portavano al piano superiore a fatica, arrampicandomi al lungo corrimano di ferro. Entrai nel soggiorno semibuio e mi sedetti sulla sedia sfondata posta accanto al letto. Un odore di chiuso misto al tanfo del braciere posto al centro della sala ammorbava tutta l'aria. La zia Ippolita si avvicinò, mi dette un bacio e prendendo la borsa dal comodino, la apri', prese il borsellino, con il pollice e l'indice della mano destra girò le due testine dell'apertura facendole schioccare di un suono mellallico che faceva prevedere un ricco dono, lo apri' me lo avvicinò davanti agli occhi e candidamente mi disse: Mi sono finiti tutti gli spiccioli, vedi..! Però ti posso dare tre mandarini. Fatti gli auguri, accettai i mandarini, salutai. E così fu con il secondo parente, e poi con il terzo, con il quarto sino agli ultimi parenti di grado indefinito. Quella mattina nella la mia tasca nemmeno una lira risuono' nella desolazione di un pantalone tirato a lucido per il Primo dell'anno, ma in compenso un paio di chili di mandarini allietarono la tavalo di casa mia. I miei fratelli? Beh, lasciamo stare....
Naturalmente è una storia inventa di sana pianta, nella quale rimangono i ricordi più belli della mia Grotte, dei miei familiari più cari sino agli ultimi gradi non ben definiti, degli amici che ci sono ancora e di quelli che non ci sono più, e a tutte le persone che mi sono vicine e che mi vogliono bene.., a tutti voi voglio fare i miei più cari auguri auguri di Buon Anno.
Carmelo
31 Dicembre 2023.
Commenti
Posta un commento