Platone l'incerto (2 Parte)
Aspasia arrivò a casa di Socrate con il cuore in gola. Dall’ampia scollatura della tunica il seno voluminoso sembrava volesse fuoriuscire d’impeto, e ad ogni boccata d’aria sobbalzando sembrava stesse per esplodere. L’ampio spacco laterale metteva in risalto la carnagione scura di una coscia fine e sensuale. Un corto strascico ne accentuava l’apertura. Un triangolo di tessuto leggero copriva la testa, ricadendo sulle spalle. Aspasia batté una, due volte il batacchio di bronzo con la testa di Dionisio sulla porta ed attese. Ad aprire la porta fu la vedova Myrto, che con aria seccata salutò: - Sii la benvenuta in questa casa Aspasia. L’ospite ricambiò con un impercettibile accenno del capo. La vedova le indicò di entrare e di attendere nel vestibolo l’arrivo della padrona di casa.
Santippe arrivò quasi subito, salutò: - Sii lieta Aspasia
-Sii lieta anche tu Santippe, rispose Aspasia, e porgendole un fagottino di morbida pelle le disse: -Ti porto in dono un paio di preziosi diàbacron, poiché ti sei privata di quelli che mi hai portato il giorno in cui mi soccorreste, e senza i quali non sarei riuscita a rientrare a casa se non aggiungendo al danno un altro danno.
Né Aspasia, donna abituata a trattare le persone con la giusta diffidenza data dal suo status di immigrata, né Santippe donna avvezze a gestire gli umori complicati del marito, erano disposte a cedere un centimetro del loro orgoglio, e la prima a rispondere fu Santippe che diplomaticamente disse: - Ti sono grata del meraviglioso dono che hai portato, sia io che mio marito abbiamo fatto quello che è stato giusto fare. Aspasia rispose: - Sono contenta che tu abbia accettato questo insignificante dono da me mandato a confezionare nella lontana isola di Creta, dove abili conciatori lavorano la pelle in un modo eccelso.
Finiti i convenevoli Santippe indicò ad Aspasia di seguirla nel triclinio dove ad attenderli erano Socrate e Platone, che in attesa del loro arrivo stavano sorseggiando in ampie Kylix un idromele profumato. Socrate alzò per primo la coppa verso Aspasia: - Rallegrati Aspasia, e sii la benvenuta in questa umile casa. Spero che Santippe ti abbia accolto con tutti gli onori che si addicono ad una donna libera. Aspasia rispose: -Gioisci Maestro insieme al tuo ospite, e sii sereno, Santippe è una donna adorabile. Platone alzò la coppa e aggiunse: - Gioisci anche tu Aspasia donna incantevole, e a te, rivolgendo la coppa verso Santippe, altrettanto incantevole Santippe, poiché ti sono grato per onorarmi della vostra compagnia. Che possa Apollo con la sua cetra allietare questo banchetto.
Santippe si sdraiò accanto a Socrate, Aspasia si sdraiò sul klìne di fronte a Platone: Santippe moglie gelosa e vendicativa, Socrate attempato ma alla ricerca di una gioventù persa tra le colonne dell’Agorà, Aspasia bella, giovane, disponibile ed intelligente, che non guasta in un periodo in cui la donna era alla ricerca di una tranquillità sociale dignitosa, e poi c’era Platone, qui invitato come animale da sacrificio per attenuare le gelosie di Santippe. E per concludere la scena, ecco arrivare la vedova Myrto, ospite fissa a casa di Socrate, gelosa sia di Santippe che Aspasia.
Adesso ci sono tutti gli ingredienti per una commedia irriverente, in cui ognuno degli attori cerca di tirare acqua al suo mulino.
-Cara Aspasia, gentile e giovane Platone, iniziò Santippe prendendo l’iniziativa di aprire il convivio, con un occhio rivolto verso Socrate ed uno rivolto a scrutare l’animo più profondo di Aspasia, in questo giorno di festa dedicato ad Apollo ed in vostro onore come ospiti, se il mio adorato marito me lo consente, desidero iniziare questo banchetto con un brindisi alla libertà di pensiero, alle arti filosofiche e soprattutto all’amicizia, senza le quali ogni uomo ed ogni donna si troverebbero a vagare solitari in deserti aridi, privi di alcuna possibilità di trovare una strada che li conduca ad una sorgente comune dove ristorarsi con il meglio che il genere umano possa avere di se! Socrate acconsentì. Quindi alzò la Kylix ne bevve un sorso e la passo ad Aspasia, altrettanto fece Aspasia con Platone e Platone con Socrate.
-Vedete amici! disse Socrate con tono scherzoso, tentando di alleggerire quella discussione che sembrava prendere una strana piega di velata ilarità, -Aveva ragione Aristippo a chiedere che cosa mi abbia spinto a sposarmi con la più bisbetica delle creature di Atene!
-Purtroppo, continuò Socrate, dovete pur prendere atto che per diventare buoni cavallerizzi bisogna esercitarsi con i cavalli più ribelli e non con i più docili perché, se essi pervengono a domare tali cavalli, potranno governare facilmente gli altri.
Aspasia accennò ad un sorriso ed abbasso lo sguardo, mentre Platone che meglio conosceva il pensiero ed il modo di parlare del maestro tentò di sdrammatizzare il momento con un malriuscito: -Il maestro è un uomo fortunato ad avere una sposa come te, adorata Santippe. L’educazione dei tuoi tre figli e il governo di questa umile casa ne sono la prova lampante. Poi quasi a voler rimarcare l’amore del maestro per Santippe e scusare lo stesso per l’ardita frase, aggiunse: -Maestro sicuramente mi caccerai dalla scuola, ma una volta dicesti che il carattere severo che Santippe pone nell’educare i figli e nel continuo rimproverarti per le cose più futili è segno dell’amore incondizionato che lei ha verso di voi!
Un attimo di silenzio durato una eternità, interrotto dall’entrata in scena della vedova Myrto che accompagnata da una giovane ancella accosta sul tavolinetto al centro del triclinio un vassoio colmo di noci, mandorle, fichi secchi e due grosse ciotole di carnose olive nere, mentre l’ancella dispone qua e là pezzi di formaggio fresco e latte cagliato.
-Mia signora, disse Myrto rivolgendosi a Santippe, il vostro sposo come sempre è allegro e
fervido di immaginazione, e oggi lo è ancora di più, poiché trovandosi tra giovani anche la sua anima si presta a essere giovanile. Non dare retta a ciò che le sue parole dicono, perché invero non vengono dal suo cuore ma sono dettate dalla circostanza.
Socrate non sentì, ma a Santippe le parole della vedova sembrarono un invito forte a rispondere al marito, e così fece: - Giovane Platone, ti ringrazio per le belle parole che hai usato nei miei confronti e in difesa del tuo maestro, ma come giustamente hai detto pocanzi, questo vecchio ateniese che avete davanti è fortunato ad avere una sposa servizievole che sa educare i figli, e sa tenere una casa dignitosa, e che spesso spegne gli umori malsani di un marito troppo occupato a gestire le cose altrui, ma sappi mio adorato sposo, giratasi a guardare Socrate che nel frattempo si era alzato dal triclinio per la paura di un gesto inconsulto della moglie, che Tyche prima o poi ti volterà le spalle e la vecchia Santippe sarà l’unica persona che asciugherà la tua fronte.
Socrate non sembrò minimamente turbato dallo scatto d’ira di Santippe, abituato com’era a sentire le continue lagnanze e le imprevedibili conseguenze che da esse derivavano; come quella volta che Santippe stessa dopo aver ingiuriato pesantemente Socrate davanti ai suoi discepoli, gli versò addosso un’anfora colma di acqua.
Socrate si sedette, sistemò la tunica sulle ginocchia e senza nemmeno degnare uno sguardo alla moglie, rivolto ad Aspasia disse: -Aspasia ricordi quel giorno a casa di Senofonte quando ponendo domande prima alla moglie di Senofonte, e in seguito a Senofonte stesso, hai cercato di dimostrare che è possibile acquisire una qualche virtù attraverso la conoscenza di sé stessi?
-Si, certo Maestro, rispose Aspasia -ricordo con esattezza quella discussione, in cui vi erano anche le mogli di molti dei tuoi allievi! Vi eri anche tu Platone, se la mia giovane mente, così avida di immagazzinare le novità della vita ateniese, non mi inganna!
Ricordo con esattezza che sia tu, caro Platone, che le altre donne del simposio, partecipavate con vero entusiasmo ad ogni singolo quesito veniva posto! Le domande a
cui si riferisce il maestro riguardavano: Se siano meglio le cose più belle che
appartengono ad altri rispetto a quelle che si posseggono o se sia o no ammissibile che si ricerchino anche i partner degli altri, nel caso in cui li si ritenga migliori dei propri.
Aspasia guardò prima Santippe che con la testa china sul triclinio faceva finta di controllare se mancasse qualche pietanza, poi verso il maestro intento a parlottare sottovoce con Platone. Un ultimo sguardo lo riservò proprio a Platone che lesto lo deviò su Santippe che parse volerlo fulminare, poi da donna intelligente qual era, e non disposta a sostenere il gioco né di Socrate né di Santippe, concluse il discorso: -Tutti hanno come obiettivo la ricerca del miglior partner, ma questo non si può ottenere se non si cerca nel frattempo di attuare anche un miglioramento personale, come dicesti pocanzi anche tu Maestro!, rivolgendosi a Socrate che estasiato dal modo di condurre la discussione, annuiva divertito, mentre Santippe scura in viso chiamava la vedova Myrto, indicando le Kylix vuote di Platone e di Socrate.
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