Platone l'incerto (3 Parte)
A questo punto della storia, care lettrici e cari lettori, il nostro racconto potrebbe dirsi concluso, poiché ognuno dei protagonisti ha in qualche maniera detto la sua, esprimendo liberamente i loro pensieri e gestendo le loro preoccupazione magistralmente, chi come ospite chi come padrone d casa, chi semplicemente come inserviente, in modo da portare comunque a termine un banchetto che sin dall’inizio appariva complesso e di difficile interpretazione, non sapendo dove andasse a finire.
Ma questo non è il mio intento, poiché se la bisbetica e gelosa moglie Santippe, l’arcigno e viveur marito Socrate, la giovane passionaria Aspasia, la vedova nonché serva Myrto hanno avuto un loro ruolo nello sviluppo della nostra storia, il nostro povero Platone spettatore involontarie delle fini tresche degli altri protagonisti, lo abbiamo relegato in un angolo del triclinio con la sua coppa di Kylix vuota e lo sguardo perso ad ammirare gli innumerevoli centimetri di coscia visibili tra le pieghe dell’ampia tunica di Aspasia.
Quindi è giusto che Platone si riprenda il ruolo di protagonista datogli all’inizio del racconto; quindi, come scrisse un mio corregionale e famoso scrittore di un tempo che fu in una sua favola:
-L’uccello che non canta
Volerà su l’alta pianta; Farà il nido in cima in cima,
Non più zitto come prima-.
Entrando nella sala la vedova Myrto, come indicatole dallo sguardo di Santippe, si diresse verso Platone; con una mano teneva l’anfora dell’idromele, con l’altra mano un vassoio pieno di melagrani, uva, nocciole e fichi d’india. Appoggiò il vassoio in un angolo del triclinio, versò l’idromele a Platone, poi colmò la coppa di Socrate e con astio porse l’anfora ad Aspasia, che l’adagiò per terra accanto a sé, mentre la giovane ancella entrava in sala con la brocca dell’acqua e delle tovaglie di candido lino per il rito della purificazione delle mani di fine pasto. L’ancella adagiò la brocca e le tovaglie sul un basso tavolo a lato di Aspasia, poi ritorno indietro a prendere il lavabo di terracotta.
Platone finì di bere l’idromele e lo stesso fece Socrate, entrambi porsero la coppa vuota a Myrto, che nel frattempo toglieva dalla mensa le cose superflue. Aspasia e Santippe allungavano la mano sul vassoio di frutta.
La prima ad alzarsi dal triclinio fu Santippe seguita da Socrate. Santippe chiese a Myrto di pulire le Kylix da donare in segno di amicizia a Platone e ad Aspasia, e così fece. Una coppa la porse ad Aspasia, che leggera e fresca come un petalo di rosa si alzò dal triclinio e prese la coppa; ringraziò.
Platone nell’alzarsi inciampa nel piede leonino del triclinio, perde l’equilibrio…
Aspasia d’istinto si sposta verso di lui per sorreggerlo…
Qui si verificò ciò che ognuno di noi non vorrebbe che accada mai…Platone nel tentativo di evitare la caduta si protende verso Aspasia con le mani aperte, pronte ad accogliere le sue mani protettrici, sbagliando la mira e ruzzolando goffamente, portandosi dietro la tunica della giovane Milese, che nella manovra velata di coprirsi lascia cadere a terra la sua Kylix.
Santippe e Myrto non seppero tenersi dal ridere rumorosamente, Socrate invece se ne stava lì pensieroso a studiare la scena.
Povero Platone. Aspasia si abbassò verso di lui, e come una madre quando sostiene il figlio da una malafatta involontaria, con dolcezza gli sussurra: - Su giovane Platone, sei caduto per farti rialzare da me? Così a me è sembrato di intendere! Quindi porgimi la mano e non ti curar di altro, poiché il banchetto è terminato e lunga è la notte che si presenta a noi!
In lontananza una flebile voce recitava:
- Stretta la foglia, larga la via, dite la vostra, che ho detto la mia.
Riferimenti bibliografici:
-Diogene Laerzio, Vite dei filosofi.
-Luigi Capuana, Fiabe minime (Si conta e si Racconta)
-Platone, L’Apologia di Socrate
Un doveroso ringraziamento va alla Neuropsicologa Dott.ssa Claudia per il supporto a non mollare mai anche quando lo scoglio da superare (ricerca storica e narrativa) sembrano insuperabili.
Carmelo Rotolo
Bressana Bottarone
10/02/2024
Dopo aver dato vita a tanti personaggi veri ed inventati il ritorno a "questi amici resuscitati" dai libri di scuola mi ha reso felice. Non sono in grado di spiegare questo fatto, ma è ciò che è successo.
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