Le mie deficientiae
Pensieri e parole…
Sono grato — sì, davvero grato — di portare con me le mie deficientiae, quelle fragilità coltivate in trent’anni trascorsi accanto a chi soffre. I latini usavano questo termine per indicare una mancanza: materiale, cognitiva, oppure una crepa dell’intelletto interiore. Io, invece, ho imparato a considerarle come piccole stanze vuote, spazi da abitare e trasformare.
Ho dedicato la mia vita, giorno dopo giorno, al loro superamento. E ogni volta che una di esse veniva colmata, altre si affacciavano, nuove e inattese, come se la vita stessa mi invitasse a un lavoro continuo di ricomposizione. Non più difetti da nascondere, ma tasselli da collocare nelle loro giuste caselle: dignità, carità cristiana, altruismo…
Così, nel tempo, ho scoperto che le mie deficientiae non erano un limite, ma un cammino. Una mappa silenziosa che mi ha guidato verso ciò che conta davvero.
Carmelo Rotolo
19/12/2025
Sempre enigmatico e profondo.
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