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Il Signor Napuliuni — un racconto sulla fragilità che diventa forza, sulla luce che si posa sulle vite silenziose e le rende immortali.
Questo racconto nasce dal desiderio di dare voce a un personaggio semplice e straordinario, uno di quelli che attraversano la vita in punta di piedi lasciando un segno profondo. Il Signor Napuliuni è una figura che appartiene alla memoria, alla fragilità e alla dignità silenziosa delle persone comuni. A lui dedico queste pagine.
Avevo meditato di scrivere questo breve racconto dandogli una cadenza da cantastorie, da raccontare così com’è, utilizzando termini comuni al linguaggio parlato. Non riuscendoci, ho preferito mantenere a tratti la modulazione originale per cui era nato e di ciò mi scuso in anticipo.
Ascoltate! Signore e signori di ogni età, e anche tu bambino e tu bambina, sì proprio voi della prima fila che ancora vi aggrappate forte ai grembiuli delle vostre mamme e, con gli occhi sgranati e la bocca aperta come uccellini implumi, avete l’avidità della curiosità tipica della vostra età… ascoltate! Oggi vi voglio raccontare la vera storia del Signor Napuliuni, vissuto in un’epoca passata ed entrato di sana pianta, e a sua insaputa, nel corpo di questo malcapitato Napuliuni di oggi. Avete sentito benissimo! Quel Napuliuni passato si è impossessato del corpo del Napuliuni presente, almeno nel fisico e un po’ nel cervello.
Da ora in avanti, iniziato il racconto, dimenticatevi quel Napuliuni e concentratevi sul Napuliuni d’oggi. E voi bambini non spaventatevi per ciò che ho detto, poiché questa favola è stata creata per voi e, come tutte le belle favole, finirà bene. Quindi non crucciatevi ed aspettate con i vostri genitori la fine del racconto, che vi prometto sarà breve.
Napuliuni è un signore anziano, ma ha ancora un bel viso liscio e curato. Piccolo di statura ma di cervello fine, è un po’ storto da un lato: pende verso sinistra perché tende ad alzare la spalla destra. Questo difetto è dato dal fatto che tiene la mano destra sempre infilata tra lo spazio di due bottoni, a metà della pancia e all’altezza dello stomaco, che siano di cappotto o camicia. L'unica cosa della mano che esce fuori è il dito pollice, che se ne sta sempre rivolto verso l'alto come un parafulmine ad attirare tutte le malignità del mondo, per poi scaricarle — verso vie sconosciute — attraverso le altre dita della mano sullo stomaco.
Povero Napuliuni, non lo fa apposta. Da piccolino, subito appena nato, un attacco di poliomielite lo colpì dal braccio sino alla mano e, da sempre, per evitare che tutto il braccio con la mano pendessero ciondolando sconnessamente accanto al corpo, con la mano buona afferra la sorella malata e la posiziona sopra la panza, infilandola nell’apertura dell'abito di turno, camicia o cappotto, come l'altro Napuliuni, per intenderci.
Sin da piccolino, per questo modo di gestire la sua infermità e per l'atteggiamento fiero e quasi naturale con cui la esibiva, veniva da tutti chiamato il Piccolo Napuliuni. Ora che è arrivato alla vecchiaia, tutti lo chiamano il Grande Napuliuni, ed io, per il rispetto dovuto a una persona in età avanzata, lo chiamerò semplicemente Signor Napuliuni, con la S maiuscola come si addice a un personaggio che ha fatto doppiamente la storia: passata e presente.
Il Signor Napuliuni vive in un piccolo paese dell’Oltrepò pavese, praticamente da sempre. Quando è nato era un bambino normalissimo e bellissimo come tutti i bambini del mondo. Nessuno poteva immaginare quello che, di lì a qualche anno, sarebbe stato il marchio della sua invalidità: la poliomielite.
Ma lui era un bambino, e si sa che i bambini sono più propensi a trasformare un danno acquisito in una virtù. E fu così che il Signor Napuliuni accettò questo suo compagno di vita, imparò a dominarlo, ad amarlo e a farlo amare anche agli altri. Nessuno in paese lo ha mai fatto sentire un diverso, nessuno lo ha mai deriso o disturbato per questo suo modo di atteggiarsi. Il Signor Napuliuni è uomo per bene e il suo nome se lo è meritato tutto, anche perché nessuno sa come si chiama veramente.
Ora accadde che gli abitanti di questo comune, sapendolo un gran lavoratore, lo chiamarono per partecipare alla messa in opera del presepe del quartiere, e lui accettò. Sin dall'inizio lavorò con impegno e dedizione, anzi di più: voleva in cuor suo che questo presepe fosse il suo presepe, forse l'ultimo presepe della sua vita. Già immaginava la gente del paese, il sindaco, il prete e tutte le autorità che lo andavano a visitare dire: “In questo presepe ha lavorato il Signor Napuliuni”. E dentro la sua testa aggiungeva: “Si vede che c'è la mano del Signor Napuliuni, l'unica mano di Napuliuni”.
Finito il presepe, finiti gli addobbi e le luminarie, venne il giorno delle novene. Ad inaugurare il bel presepe furono invitati gli zampognari e un coro di bambini, e vi erano il prete, il maresciallo, il sindaco e una folla immensa di persone mai vista prima in questa frazione. Il prete benedisse il presepe e le persone, i bambini del coro cantarono “Tu scendi dalle stelle”, il sindaco si apprestò a leggere il discorso di ringraziamento alla comunità.
Il Signor Napuliuni si mise in prima fila, proprio davanti al sindaco e a lato del prete, accanto a tutti gli altri che avevano contribuito a costruire il bel presepe. Il sindaco aprì il foglio del discorso e lesse: “Cari concittadini, come ogni anno, in questa occasione della benedizione del Santo Presepe, voglio fare i complimenti a tutti quelli che si sono prodigati, non senza sacrifici, a regalare a tutti noi questo bellissimo esempio di rappresentazione della Natività. E devo dire che il presepe di quest’anno è riuscito, per la sua bellezza e la sua particolare accuratezza, ad attirare la curiosità di tanta gente dei paesi limitrofi, e questo non può che riempire di orgoglio me come sindaco, ma soprattutto voi che siete stati gli artefici di tanta bellezza. Vorrei ringraziare uno per uno tutti voi che, trascurando le vostre famiglie, siete giunti a questo risultato”.
“Ci siamo”, pensò il Signor Napuliuni, e fece un passo avanti.
Il sindaco continuò: “A nome mio personale, di tutta la giunta e di tutta la cittadinanza, ringrazio il signor Tizio, la signora Sempronia, il signor Caio, il signor Tale e il signor Quale e, non ultimo, a cui va una menzione speciale, il nostro Signor Napuliuni che ha dato una mano preziosa a tutto l'operato. Colgo l'occasione per augurare a tutti voi e alle vostre famiglie un Santo Natale”.
Il sindaco chiuse il foglio, fece un passo indietro e uno scrosciante applauso ondeggiò per tutta la frazione. Una mano sulla spalla di Napuliuni e uno sguardo commosso furono il ringraziamento privato di tutta la comunità. Il Signor Napuliuni, commosso, abbassò la testa in segno di ringraziamento; con la mano mancina accarezzò la sorella malata e, con le lacrime agli occhi, la ringraziò.
Tante erano le persone che venivano a visitare il bel presepe e tanti erano i comuni che tentavano di imitare e superare la bellezza del presepe del Signor Napuliuni, ma nessuno li eguagliava in magnificenza.
Accadde che, una sera, avvicinandosi la notte di Natale, il Signor Napuliuni volle far visita al suo presepe. Si vestì di tutto punto. Sotto il pastrano spiccava un panciotto di panno scuro che faceva intravedere una camicia di flanella bianca, consumata nella parte del colletto e nelle maniche, soprattutto la sinistra. Quattro, cinque bottoni serravano il panciotto sul davanti. Un cappello a larga tesa, calcato sino alle orecchie, gli conferiva un aspetto buffo, ma lui lo valorizzava tenendo ferma la testa, con lo sguardo sempre fisso in avanti.
Uscì di casa, percorse il viale scarsamente illuminato, aprì il cancello di accesso al parco, vi entrò, rinchiuse il cancello e, dopo essersi assicurato che non ci fossero visitatori, si avvicinò al presepe. Si sedette su una balla di fieno messa lì davanti all'ingresso, si tolse il cappello con l'unica mano disponibile e lo appoggiò sulle ginocchia.
Qualcuno, in anticipo, aveva messo nella mangiatoia un bel Bambino Gesù con delle paffute guance rosse e con un vestitino azzurro che sembrava vero, e vera e vitale sembrava agli occhi del Signor Napuliuni l'intera rappresentazione della Natività. La mucca e l'asino muovevano la coda e dal naso usciva il calore che si trasformava in vapore. San Giuseppe e la Madonna vegliavano amorevolmente il Bambino Gesù, mentre tutte le statuine si muovevano all'unisono in un moto lento e mistico.
Napuliuni fissava il Bambino, estraniato dal mondo circostante e reale, completamente rapito dalla magia del presepe e dagli occhi del Bambino. Si mise a parlare con lui e a lui chiese delle cose, e lui sembrò rispondergli. Si alzò, si rimise il cappello in testa e con la mano mancina sistemò la sorella offesa; con lo sguardo salutò San Giuseppe e la Madonna, poi passò in rassegna tutti i personaggi del presepe facendo a chi un saluto, a chi un inchino. A Gesù Bambino accennò un bacio.
Passò Natale, passò Santo Stefano.
Napuliuni era sereno, un bel sorriso accompagnava ogni saluto alle persone che incontrava per strada e la gente lo ricambiava, e lui era felice.
Quella mattina, il Signor Napuliuni, mentre parlava con una giovane mamma che portava la propria figlioletta a vedere il presepe, si accorse che una macchina veniva a grande velocità verso di loro, senza nessun controllo da parte dell'autista. Avvisò la ragazza di tenere con sé la bambina e di spostarsi più indietro. Fece appena in tempo a finire la frase che la macchina era già lì.
Napuliuni, con uno scatto disumano, senza nemmeno rendersene conto, tirò fuori dal panciotto la mano poliomielitica, miracolosamente vitale e forte, afferrò la fanciulla e la scaraventò lontano dall'impatto.
“Grazie, grazie Napuliuni! Hai salvato mia figlia, grazie, grazie!”, gridò la mamma abbracciandolo e baciandolo ripetutamente.
Lui fece una carezza alla bimba e le diede un bacio in fronte. Poi salutò. Guardava la mano morta rianimata prendere colore e calore, mentre la forza riacquistava vigore in ogni fibra muscolare. Napuliuni pianse a lungo, poi lentamente si avviò verso il parco, dove lo attendevano i personaggi della Natività.
Mi farebbe piacere ricevere un tuo feedback 😏!
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Partecipo alla VII Edizione del Premio Nazionale di Racconti e Favole “Dantebus”.
Puoi leggere e votare il racconto direttamente sulla pagina ufficiale del concorso:
👉 [Vai alla pagina di Dantebus per la votazione]: https://dantebus.com/concorsi/opera/448462
Grazie a chi leggerà e vorrà sostenere il racconto.
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Commenti

Un racconto natalizio che ti riempie il cuore. Come sempre quello che colpisce i racconti di Carmelo sono i dettagli e le minute descrizioni cose e fatti. La cronologia degli eventi conduce il lettore per mano amorevolmente dall'inizio alla fine. Bravo Carmelo
RispondiEliminaChiunque tu sia, grazie.
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